Misteri
La terribile arma di Mosè. Un propiziatorio per parlare con Dio.
Tre italiani la trovano ad Axum.
Ricomparirà nel giorno del giudizio
La scena si svolge su un monte sacro dell'antico Egitto, nella penisola del Sinai, lungo un sentiero il cui passaggio è proibito alla gente comune. Inginocchiato davanti ad un roveto ardente, il profeta Mosè sta ascoltando gli ordini del Dio di Israele. "Farai un'arca di legno d'acacia e la rivestirai di oro puro. E dentro vi porrai la Testimonianza che io ti darò", comanda il Signore Jahweh.
E Mosè obbedisce. Aiutato dal fido Bezaleel, e seguendo alla lettera le indicazioni del suo Dio, il patriarca ebraico costruisce una cassa di 125 centimetri di lunghezza per 75 di altezza e larghezza e la riveste di oro purissimo, sia internamente che esternamente. Quindi la copre con un coperchio dorato, chiamato propiziatorio. Sopra di esso colloca poi due piccole statuine, raffiguranti dei cherubini. E ai lati della cassa incastra quattro anelli in modo che questa possa essere trasportata più agevolmente, senza toccarla, inserendovi due pali.
All'interno dell'arca della testimonianza, l'oggetto più sacro della tradizione religiosa ebraica, il profeta depone un po' della manna raccolta durante la traversata del deserto, la magica verga con cui erano state scatenate le piaghe contro l'Egitto e separate le acque del Mar Rosso, ma soprattutto le Tavole dei Dieci Comandamenti, il segno tangibile dell’alleanza con Dio.
UNA TERRIBILE ARMA DA GUERRA
Proseguendo nella lettura del libro biblico dell’Esodo, scopriamo poi che, da quel momento, Mosè impone al suo popolo, per la custodia del sacro oggetto, tutta una serie di disposizioni tanto precise ed insidacabili quanto incomprensibili. Dell’arca si occuperanno i figli di Aronne ed i leviti non vi si potranno avvicinare se non dopo che questa sia stata coperta dai sacerdoti; durante l’esodo la cassa sarà collocata all'interno della Tenda del Signore (una specie di tempio smontabile) nelle soste e portata alla testa del popolo durante le marce; nessuno dovrà mai toccarla. E soprattutto, in particolari momenti spetterà solo a Mosè servirsene per lasciarvi comparire Dio in trono nello spazio fra i due cherubini.
Le disposizioni di Mosè vennero seguite alla lettera sino alla scomparsa dell’arca, avvenuta probabilmente nel 587 a.C. In quell’anno, infatti, le armate babilonesi sconfissero gli ebrei e li depredarono di ogni bene. Prima di quella data, una volta raggiunta la Terra Promessa, i leviti collocarono l’arca nel Sancta Sanctorum, una segretissima cella sotterranea di venti cubiti per venti nel Tempio di Gerusalemme. A nessuno era concesso di accedervi e l’arca stessa veniva mostrata in pubblico solo in casi eccezionali. Ed il motivo di tanta segretezza era legato alla pericolosa ed incontrollabile potenza attribuito a questo oggetto. Si diceva che l’arca, in particolari momenti, si aureolasse di luce e fosse in grado di scatenare la potenza divina, annientando migliaia di persone. In che modo questo avvenisse non è chiaro. Ma è certo, se prestiamo fede alle antiche cronache bibliche, che con l’arca alla loro testa gli ebrei riuscirono ad annientare le decine di tribù ostili incontrate durante l’esodo nel deserto del Sinai. Il resoconto biblico al riguardo ci presenta un vero e proprio bollettino di guerra: le folgori dell’arca avrebbero distrutto le armate degli etei e dei gergesei, dei gebusei e degli evei e di un’altra decina di popolazioni che vivevano nella fascia di Canaan nel XIIIº a.C. Che cosa fossero queste folgori divine non è chiaro. In alcuni passi la Bibbia sottintende la presenza di un non meglio identificato angelo sterminatore, mentre in vari versetti dell’Esodo e nel Secondo libro di Samuele si dice chiaramente che chiunque toccava l’arca moriva percosso da Dio. Come accadde ai figli di Aronne, sebbene fossero proprio loro gli esperti custodi della reliquia, e ad un certo Oza che, volendo impedire che l’arca si rovesciasse durante un trasporto, la afferrò con le mani e morì all’istante, tra la costernazione generale. Ma la più grande vittoria dell’arca resta la distruzione della città di Gerico. Riguardo questo episodio il Libro di Giosuè è molto chiaro. Per ordine di Dio per sei giorni le armate di Israele, guidate da sette sacerdoti che recavano sette trombe di corno d'ariete e l’arca dell’alleanza, girarono attorno ai bastioni ciclopici. "E al settimo giorno, sonate le trombe, le mura crollarono", afferma la Bibbia. Secondo Charroux, dunque, l’arca altro non era che un’arma elettrica costruita sulla scorta di antiche conoscenze perdute e custodite solo dagli Iniziati egizi. Sempre grazie a queste conoscenze, Mosè avrebbe costruito un propiziatorio che funzionava come una radio a transistor. Solo in questo modo si spiegherebbe, per lo scrittore, il fatto che Mosè potesse parlare come ad un amico con il Signore Iddio. Queste incredibili prestazioni potrebbero allora spiegare il manifesto interesse delle altre popolazioni verso l’arca santa. Il tempio di Gerusalemme, ove veniva custodita la sacra reliquia, venne saccheggiato ripetutamente: nel 925 a.C. dagli egiziani del faraone Soshenq Iº, nel 797 da Gioas re d'Israele, nel 621 dalle armate caldee e babilonesi. Quando l’oggetto scomparve non è sicuro. Certamente quando nel 516 a.C. il prefetto Zorobabel ricostruì il Tempio di Gerusalemme, l’arca non c’era più. O almeno, non in maniera evidente, secondo il rabbino israeliano Shlomo Goren, convinto che l'arca si trovi attualmente ancora nel sancta sanctorum, sfuggito alle razzie degli invasori. "Basterebbe scavare in corrispondenza della sua antica collocazione. - dichiara Goren -Purtroppo però adesso in quella zona sorge la spianata delle moschee islamiche di Gerusalemme e le autorità religiose preferiscono evitare qualsiasi scavo archeologico per evitare attriti con i musulmani..." Ma ora vediamo il ruolo dei Templari in relazione all'Arca dell'Alleanza Comincia la ricerca: indizi che ci fanno ritenere giusta la pista etiope. 2) Sempre nel portico vi è una statua di Melchisedech ed una piccola raffigurazione di due buoi che trainano un carro sul quale è posta l'Arca. La cosa interessante è che Melchisedech, la regina ed il carro sono posti ai vertici di un triangolo, ed il carro sembra provenire da Melchisedech verso la regina di Saba. 3) Melchisedech ha in mano una coppa, nella quale è posta una pietra, il Graal. La tradizione del Graal è medievale. Non ci sono accenni al Graal prima di Chretien de Troyes e del suo incompiuto Conte du Graal (1182). In nessun punto della storia il Graal è descritto come una coppa, ma si capisce che l' autore lo immaginava così. La storia è ripresa nel Parzival di Wolfram von Eschenbach, nel quale non solo il Graal non è una coppa, ma una pietra, ma ci sono diverse analogie con la storia trattata nel Kebra Nagast [...]. Non è azzardato ritenere che il Graal sia solo un simbolo per indicare l' Arca dell' Alleanza, un manufatto vero, di cui ci sono tracce in fonti molto antiche. N.b.: la storia del Graal, così come noi la conosciamo, è molto posteriore (circa 200 anni) ed è tratta da La morte d' Arthur di sir Thomas Malory. 4) Troyes si trova vicino a Chartres, ed il portico della cattedrale (1195 - 1200) fu costruito nel secolo in cui furono scritti il Kebra Nagast e il Parzival (1195 - 1200). Entrano in Scena i Templari I Templari furono fondati da nove cavalieri, tutti provenienti dalla regione dello Champagne, nella quale si trovano sia Chartres, sia Troyes. I Cavalieri Templari giunsero in Terrasanta quando questa era nelle mani dei cristiani, nel 1119, e situarono il loro quartier generale sul Monte del Tempio, là dove si ergeva il Tempio di Salomone. E se i Templari avessero diviso questi segreti con San Bernardo in cambio del suo entusiastico sostegno al loro Ordine? La pista etiope Gli eredi dei Templari Concludiamo lo storia del viaggio dell’Arca studiando i suoi movimenti una volta giunta in Etiopia.
1) Nel portico della cattedrale di Chartres, ci sono delle statue di personaggi della Bibbia, personaggi come monarchi o profeti, tutti intimamente legati al mondo ebraico, anzi, diciamo meglio, tutti ebrei. Tranne la regina di Saba. La Bibbia non fa menzione della conversione della regina di Saba (che, anzi, ritiene pagana), mentre ne fa menzione il Kebra Nagast. E' possibile che i costruttori del portico della cattedrale di Chartres abbiano letto il Kebra Nagast?
Prima cosa da notare: dopo il loro arrivo, i Cavalieri non uscirono dal quartier generale, nè vi fecero entrare nessuno per quasi sette anni. Non è assurdo azzardare che in quel lungo tempo effettuarono degli scavi alla ricerca dell'Arca dell'Alleanza.
Dopo i sette anni uscirono, a mani vuote. Nel 1126 [...] ebbero una grave crisi di identità: non avevano trovato l'Arca, cosa dovevano fare, sciogliersi o proseguire?
Proseguirono, tanto da essere riconosciuti dal papa nel sinodo di Troyes... Tenendo presente che il decennio 1130 - 1140 era stato il periodo in cui l'architettura gotica era improvvisamente e misteriosamente apparsa sulla scena in Francia, che San Bernardo [legato all'Ordine per motivi di parentela ed autore della Regola dell'Ordine stesso] era stato un grande promotore dell' espansione dello stile gotico e ricordando le persistenti dicerie sul fatto che i Templari avevano avuto accesso a Gerusalemme a qualche antica e profonda fonte di conoscenza, non potei fare a meno di chiedermi se lo scambio potesse essere stato questo. In sostanza, i Cavalieri
non erano riusciti a trovare l'Arca dell'Alleanza. E se invece, nei loro scavi sul Monte del Tempio, avessero scoperto pergamene, manoscritti, teoremi o progetti relativi proprio al Tempio di Salomone? E se avessero addirittura scoperto i segreti architettonici riguardanti geometria, proporzioni, equilibrio e armonia che erano senz' altro conosciuti da chi aveva costruito le piramidi e altri grandi monumenti dell'antichità?
Fatto sta, che dopo il loro ritorno, non solo fiorì l'arte gotica, iniziando proprio dalla torre settentrionale della cattedrale di Chartres (1134), ma i Templari caratterizzarono ogni loro insediamento con un'ottima architettura. Alcune costruzioni, studiate nel 1932 furono dichiarate decisamente avanti rispetto all' epoca in cui erano state costruite, e all' avanguardia anche negli anni quaranta.
Oltre a Chretien de Troyes [...], anche Wolfram ebbe dei contatti con i Cavalieri. Essi sono nominati apertamente nel suo scritto [...], anche legati al fantomatico Prete Gianni che possiamo ritenere il titolo del re dell'Etiopia [...]. Se uniamo queste affermazioni al fatto che Wolfram non scrisse mai di argomenti fantastici, che lui afferma di ispirarsi ad un certo Kyot (che può essere Guyot de Provins, templare [...]), e che molte fonti lo vogliono come un appartenente all'Ordine, creiamo un legame tra le due mappe criptiche da cui siamo partiti, il portico di Chartres e gli scritti di Chretien e Wolfram.
Ma come fecero i Templari a capire che l'Arca era in Etiopia?
Si dà il caso che, nel periodo 1160 - 1185, un principe etiope trascorresse il suo esilio a Gerusalemme. Questo principe si chiamava Lalibela, ed una volta tornato in patria e riconquistato il potere, cominciò a costruire una serie di chiesa di una sagacia tecnica non immaginabile per quei luoghi e per quei periodi. Altra cosa da notare è che sul soffitto di una di queste chiese si trova dipinta una croix pattee rossa, il simbolo dei Templari.
Primo impedimento: nella chiesa di Santa Maria vi è una colonna sulla quale sono incise le parole di Lalibela che raccontano la storia delle chiese. La colonna è avvolta in un drappo che non viene mai tolto.
Si può azzardare l'ipotesi che i Templari di Gerusalemme siano venuti a contatto con Lalibela, il quale li ha iniziati alle leggende del suo popolo riguardo l'Arca. In questo modo i Cavalieri lo avrebbero seguito, lo avrebbero aiutato a riconquistare il potere e a
costruire le meravigliose chiese, e sarebbero rimasti con lui, accanto all'Arca.
Testimonianze di circa tre secoli e mezzo dopo la costruzione (raccolte nel 1520 da padre Francisco Alvarez) raccontano che le chiese furono costruite da uomini bianchi, mentre un geografo armeno del XIII secolo afferma che i portantini dell' Arca, durante il
timkat, avevano i capelli rossi.
I Templari scompaiono, così rapidamente come erano arrivati, all'alba dal 1300. Nel 1307 il loro ordine fu sciolto e la maggior parte di essi fu bruciata sul rogo come eretici. Da allora non è possibile trovare ulteriori riferimenti sulla loro presenza in Etiopia.
D'altra parte una cosa si sa per certo, nel 1306 una delegazione dell' imperatore etiope Wedem Ara'ad raggiunse Avignone, allora sede papale. Non è azzardato supporre che i Templari, avendo raggiunto una notevole importanza in Etiopia (tanto da divenire i portantini dell' Arca), avessero un piano per impadronirsi della sacra reliquia, cosa che l'imperatore non poteva permettere. A questo sarebbe servita la delegazione (oltretutto composta da una trentina di membri) che si recò da Clemente V. Inoltre si sa che proprio
dal 1306 il papa cominciò a tramare con il re di Francia Filippo IV, che nutriva [...] odio per i Templari, per la soppressione dell' Ordine. Sarebbe bastato mettere di fronte al papa ed al re l' ipotesi di un ritorno dei Templari con l'Arca, un oggetto che li avrebbe resi potentissimi sia dal punto di vista politico che religioso (basta ricordarsi in che periodo storico ci troviamo), per dare ai due la scusa per debellare il nemico.
Ma in alcuni paesi i Templari riuscirono a sfuggire alle persecuzioni. Completamente annientati in Francia, Italia, Spagna, Germania, sopravvissero più a lungo in Inghilterra e
non furono toccati in Portogallo e Scozia. Nella penisola iberica confluirono interamente nell'Ordine di Cristo, mentre in Scozia dettero vita alla Massoneria.
Cominciamo dal Portogallo: con due sole, trascurabili, eccezioni, tutti i più antichi visitatori dell' Etiopia, dalla distruzione dei Templari al XVII secolo, furono portoghesi.
Il primo fu Enrico il Navigatore, Gran Maestro dell'Oridine di Cristo, seguito da Vasco de Gama, anche lui appartenente alla confraternita. Dal 1520 al 1526 una folta spedizione si fermò in Etiopia, mentre negli anni a seguire fu proprio una legione di
portoghesi a salvare il regno di Etiopia dall'invasione dei musulmani. Nonostante l' aiuto portato dagli europei, a metà del XVII secolo Fasilidas ordinò che qualsiasi portoghese si fosse presentato alla frontiera doveva essere decapitato. Da quel momento l' interesse degli iberici sfumò.
Ma il lavoro degli eredi dei Templari fu portato avanti da un altro filone, quello dei massoni. Nel 1768 James Bruce di Kinnaird (sicuramente massone) partì per l'Etiopia alla ricerca delle sorgenti del Nilo. Più di uno storico è rimasto perplesso di fronte a questo
viaggio e al monumentale scritto che ne seguì: molto prima di partire Bruce sapeva che le sorgenti del Nilo erano state scoperte da due portoghesi. Di indole sincera e lontana dall' iperbole per descrivere i suoi viaggi, Bruce mentiva sapendo di mentire quando
affermava che nessun portoghese aveva mai visto le sorgenti. Ma mentiva anche su un altro punto, collegato strettamente con l'Arca: egli affermò di aver saputo dal re che, qualunque cosa ci fosse all' interno del santuario, era stata distrutta dai musulmani.
Questo non è possibile, primo perchè durante l'invasione l'Arca fu portata su un luogo sicuro (un santuario su un'isola del lago Tana), secondo perché il re non poteva non sapere che la reliquia, perfettamente integra, era poi stata riportata ad Axum. Anche il
suo comportamento nei riguardi del Kebra Nagast è alquanto sospetto: prima lo prende per buono, ne accetta la validità storica, senza far la minima menzione dell'Arca, che ne è la protagonista, poi, nei riguardi della sua visita ad Axum (un migliaio di pagine dopo), definisce la storia di Menelik una fantastica leggenda. Ma la cosa senza dubbio più interessante è che Bruce si trovava ad Axum il 18 e 19 gennaio 1770, giorni nei quali si svolge il timkat.
410 a. C.: viene portata sul lago Tana, nel santuario di Tana Kirkos. Il fatto che l'Arca non arrivò subito ad Axum è confermato dall'origine della città stessa, costruita nel II secolo prima di Cristo, e dalla fede ebraica, che cominciò a svilupparsi proprio in quei luoghi.
330 d. C.: l'Arca viene portata ad Axum dall' imperatore Ezana, dopo che il popolo etiope era stato convertito al criastianesimo.
959 d. C.: sul lago Zwai nel santuario di Debra Zion per tenerla lontana dalla regina usurpatrice Gudit (sull'isola la prima lingua non è quella della regione, l' amarico, ma il tigrigna, l'idioma parlato ad Axum).
1031 d. C.: riportata ad Axum, nella chiesa di S. Maria di Sion.
XVI secolo: portata sul lago Tana per tenerla lontana dall'armata musulmana che minacciava l' impero etiope (Hancock accenna, ma non approfondisce il discorso; io suppongo fu portata nel monastero di Daga Stephanos, i cui monaci sembrano gli unici preti etiopi a non conoscere la storia raccontata nel Kebra Nagast, tanto strano da apparire una deliberata menzogna).
Una volta riportata ad Axum, l’Arca dell’Alleanza non si è più mossa e riposa lì tuttora.